Progetto realizzazione bandiera

Fermo restando che non ho voluto copiare nessuna bandiera esistente ma ho inteso mettere insieme alcuni dati che, come citazioni, riemergano alla memoria pur essendo stati rielaborati in una personale e originale composizione.

Da qualche tempo esisteva già lo studio araldico per lo stemma, sempre da me progettato e il dato indiscutibile era la figurazione di una zampa leonina, e che i colori attribuiti erano da sempre il giallo e l’azzurro.
Bisogna far notare che i due colori sono riferiti, uno ad un metallo che nello specifico rappresenta l’oro, prezioso e regale, e l’altro, l’azzurro che nell’araldica è il colore che rappresentando sfere superiori, colore rarissimo negli stemmi primitivi, ha sostituito il più comune rosso.

Lo Stemma è composto dallo scudo, l’elmo, il cimiero e gli svolazzi; nasce per la necessità di contraddistinguere un personaggio, chiunque esso fosse, e quindi non necessariamente un nobile, ma poteva essere una persona comune, o una famiglia o una casta, e questa necessità si faceva maggiore quando l’armatura o l’usbergo rendevano un cavaliere o un condottiero irriconoscibile nella massa dei soldati.

Lo Scudo di Raimondo di Cardona, (capitano generale dell’esercito Guelfo, insignito dai Priori e Magistrati fiorentini, un soldato di ventura di origine spagnola, che doveva ostacolare l’avanzata di Castruccio Castracani), era caratterizzato da una banda gialla su campo azzurro, con raffigurata al suo interno una zampa di leone strappata; il leone era il simbolo guelfo e il Branca ne rappresentava la parte aggressiva, appropriatissimo per rappresentare il personaggio in questione.

L’Elmo è come consuetudine, disposto sullo scudo ed è rappresentato di fianco e con visiera chiusa, questo è sinonimo di “persona” senza autentici titoli nobiliari, un cittadino senza corona; se fosse stata una visione frontale e con visiera aperta avrebbe rappresentato una regalità, una casata insignita di titolo.

Il Cimiero è indice di appartenenza ma sta appoggiato direttamente sull’elmo e non sulla corona che non c’è; è la presenza di Firenze che ha nominato il Cardona condottiero delle Milizie Guelfe, ed ecco che il fiordaliso presente in rosso sulle armi di Firenze è qui citato con gli stessi colori dello stemma del Capitano.

Lo Svolazzo rappresenta quella parte realizzata in stoffa che simulava foglie o rami, ed era sempre dello stesso colore dello stemma, spesso di ispirazione medioevale e ispirandomi a stilemi esistenti l’ho rappresentato uscente dal retro dell’elmo e stringendosi nella parte inferiore a raccogliere lo scudo; cimiero e svolazzo hanno insieme lo scopo di impressionare per la loro imponenza, l’osservatore.

La Bandiera di Contrada è la risultante della composizione dei dati sopraespressi dipinti su una tela quadrata che in genere viene fissata ad un’asta e tenuta in obliquo appoggiata su una spalla dall’alfiere.

L’osservazione che ho fatto analizzando alcuni stemmi esistenti è che non sempre l’asse compositiva è unitaria e verticale, spesso è diversa da quella della superficie d’iscrizione, ciò mi ha permesso di ruotare a 45° l’immagine restituendo poi nell’uso della bandiera la visione corretta vericalmente.

La pienezza dei fondi a campitura risultava troppo piena e cercando di ritrovare il gusto medioevale sono ricorso alla divisione, come accade in molta iconografia araldica, di fasce alternate orizzontalmente con i due colori dello stemma.

Per quanto riguarda la cornice geometrica che delimita i quattro lati della nostra bandiera, sono ricorso ad una scelta da me fatta molti anni prima, quando dovendo delimitare i lati di due grandissimi arazzi ispirati ad immagini del Buono e del Cattivo Governo di Ambrogio Lorenzetti a Siena, avevo proposto, affascinato, una rielaborazione delle semplici e armoniose cornici pittoriche dipinte ad affresco, che suddividono le storie sulle pareti e sulle lunette nella Basilica inferiore di Assisi, insieme a quelle analoghe della Cappella degli Scrovegni a Padova, realizzate da un artista medioevale di grande importanza quale Giotto di Bondone.

Vorrei azzardare che lo stemma e la bandiera non siano solo una dimostrazione visiva ma siano soprattutto un’immagine fondamentalmente concettuale, e che i colori siano astratti, intellettuali, assoluti, che il progettista può rendere a suo piacimento variandone i toni.

Lo stile della rappresentazione di una bandiera può cambiare a seconda dei tempi e del gusto artistico di chi opera ma ciò non ha alcuna importanza né cambia il significato del risultato, purché rimanga intatto il valore araldico di cui siamo certi e orgogliosi e che cerchiamo di tramandare alle generazioni future.

Giancarlo Mancini